Chi sono i serial-killer? Da dove vengono? E, soprattutto, perché uccidono?
Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi, rispettivamente scrittore “noir” ed esperto in psicologia criminale, provano a rispondere a queste domande nel libro a tinte forti “Serial Killer”, un oscuro viaggio attraverso i perversi labirinti della mente entro cui aleggiano i peggiori istinti dell’uomo.
Conoscerete Friederich Heinrich Karl Haarman, Fritz per gli amici, un simpatico macellaio che nell’immediato dopoguerra rivendeva la carne delle sue vittime lungo le strade di Hannover; oppure potrete imbattervi in Edmund Emil Kemper III, un omone grande e grosso amato dai suoi concittadini di Santa Cruz il cui hobby era quello di fare a pezzi le giovani ragazze che avevano la sfortuna di capitargli a tiro nel momento sbagliato. Assassini seriali, come pure Jeffrey Dahmer (il mostro di Milwaukee), Jack lo squartatore, Ted Bundy o gli italiani Donato Bilancia, Gianfranco Stevanin e Roberto Succo. Oppure Ed Gein, che strappava la pelle dalle sue vittime per farne tende e vestiti al cui macabro rituale si sono ispirati numerosissimi film, tra cui “Il silenzio degli innocenti”, “Psycho” e “Non aprite quella porta”. Nella maggior parte dei casi, trattasi di squilibrati affetti da disturbi psicologici e sessuali la cui infanzia è spesso caratterizzata da traumi che segnano per sempre la loro personalità: abusi, violenze, abbandono, insegnamenti troppo rigidi. Ma non solo: la moderna criminologia ha fatto passi da gigante in questa materia negli ultimi decenni, e sebbene non sia possibile allo stato attuale prevedere il potenziale omicida di un adolescente in modo da tentare di contenerlo, si è arrivati a definire una classificazione delle tipologie di assassini in base al loro modus operandi ( movente, scelta delle vittime, fase di adescamento, ecc). Tutto ciò permette oggi agli investigatori che lavorano ad un caso di avere un identikit piuttosto preciso del killer, attraverso il quale possono poi ricostruire le sue mosse e risalire fino alla sua identità. Tanto più che a quanto pare questo tipo di crimine sembra sia in aumento negli ultimi anni e specialmente nei paesi più industrializzati (Usa in testa), come fosse un effetto secondario del progresso. O forse, studiando i casi, abbiamo più semplicemente imparato a riconoscerli prima: il nobile Gilles De Rais già nel 1440 veniva arrestato e strangolato a morte per avere ucciso oltre 200 individui, e la sua pari rango Erzesébet Bàthory un centinaio d’anni dopo era confinata per tutta la vita in una stanza chiusa per aver assassinato tra le 100 e le 600 persone attraverso manifestazioni orgiastiche estreme.
Un libro adatto a lettori dallo stomaco forte, che inquieta e fa riflettere: non è un romanzo, lo psicopatico potrebbe davvero essere tra noi.
Più vicino di quanto immaginiamo.